Nuovo Ordine Globale – 2a parte

(Nuovo Ordine Globale – 1a parte)

Le conquiste scientifiche e tecnologiche del ‘7/800 hanno portato ad una “rivoluzione” economica e sociale di vaste proporzioni e causato forti squilibri, ingiustizie e tensioni nelle società in fase di notevole sviluppo industriale.

Tra i pensatori che se ne resero meglio conto e che proposero soluzioni, coloro che ebbero maggiore influsso sulla storia successiva furono certamente Marx ed Engels. Il Manifesto del Partito comunista, pubblicato a Londra nel 1848 può essere considerato la sintesi e la base del loro programma.

I movimenti socialisti/comunisti della seconda metà dell’800 e del ‘900, più o meno direttamente, si sono richiamati ai due pensatori. Le varie rivoluzioni che seguirono cercarono di attuarne gli ideali.

Negli ultimi decenni del secolo scorso risultò evidente il fallimento del cosiddetto socialismo reale. Un progetto nato con grandi ambizioni in relazione ad un sistema sociale giusto e moderno era giunto al collasso e si era macchiato di crimini ed ingiustizie forse peggiori dei mali che voleva curare. Fa impressione notare che nei paesi ex “comunisti” i lavoratori abbiano generalmente molto meno diritti e siano meno tutelati di quelli del mondo “capitalista”.

Sarebbe importante analizzare i vari studi che hanno cercato di capire le motivazioni che non hanno consentito di realizzare il sogno e che hanno invece condotto allo sfacelo, ma non possiamo dilungarci qui su questo.

Possiamo solo prendere spunto da quelle che appaiono come le cause più evidenti e note per ricavarne alcuni indirizzi sui quali basare un nuovo ordine globale:

1)      Ricorso alla costrizione invece che alla condivisione

2)      Mancanza di sufficiente interesse personale

3)      Inesistente o insufficiente concorrenza a quasi ogni livello della vita sociale ed individuale

Oggi la situazione mondiale è assai diversa da quella del 7/800: la società non si può dividere più in classe operaia e borghese, ben distinte e contrapposte, ma in disoccupati, precari, lavoratori dipendenti, imprenditori, società di capitale, ecc. e in un costante rimescolamento, almeno parziale. Oltre a queste suddivisioni abbiamo quelle tra i paesi più o meno industrializzati, i paesi più o meno sottosviluppati, più o meno poveri, e i popoli che sono in una indigenza, analfabetizzazione e fame permanente….

Inoltre, il processo di globalizzazione senza adeguata regolamentazione e controllo ha creato nuovi problemi ed ingiustizie come viene drammaticamente evidenziato dalla crisi economica globale.

La concorrenza è una forza fondamentale in ogni aspetto della natura. Essa consente e costringe tutti gli esseri viventi a fare il massimo e, in tal modo, porta allo sviluppo ed alla evoluzione di tutto il sistema.

Le specie più “evolute” hanno adottato delle forme di collaborazione più o meno strette per affrontare meglio le sfide della lotta per la sopravvivenza e della propria evoluzione. Questa collaborazione consente di unire le forze per affrontare e risolvere i problemi e di diminuire le contrapposizioni e le lotte tra i membri del gruppo…Specialmente nella specie umana, la collaborazione consente anche la specializzazione che permette di raggiungere obiettivi altrimenti impossibili. Ad es. le conquiste spaziali sarebbero impensabili senza un alto grado di collaborazione e di specializzazione di un intero sistema.

Ma la collaborazione e la specializzazione richiedono interdipendenza e giustizia nelle relazioni reciproche per un corretto rapporto e un migliore risultato.

La società funziona in quanto ciascuno fa la sua parte e si aspetta dagli altri che facciano altrettanto. Si richiama spesso il concetto di “non fare agli altri quello che non si vorrebbe fatto a se stessi”. Ma questo non porta lontano. La società si fonda naturalmente ed ineludibilmente sull’aiuto e sulla integrazione reciproca; sul “fai agli altri quello che vorresti fatto a te stesso”. L’aiuto e l’assistenza a chi si trova nella necessità porta al diritto di ricevere altrettanto qualora fossimo noi ad averne bisogno. Si potrebbe dire sia che l’aiuto agli altri è condizione per essere aiutati noi stessi, sia che la collaborazione ordinata e giusta porta a risultati migliori per tutti. Questo è il fondamento e il senso centrale della “morale naturale”. Una “morale” non fondata su fantomatiche, discusse e discutibili “rivelazioni” divine, ma sulla natura stessa del rapporto sociale.

Invece di ricorrere alla carità, che potrebbe persino considerarsi indegna dell’essere umano, dobbiamo richiamarci alla giustizia, alla comprensione, alla solidarietà reciproca e alla comune convenienza.

Poiché i problemi più gravi e urgenti di oggi sono in relazione a rapporti internazionali occorrono istituzioni soprannazionali in grado di regolarli, difendere i deboli e promuovere pace, giustizia, cultura e sviluppo. Come detto più volte, gli organismi internazionali attuali sono evidentemente fallimentari per cui vanno riformati radicalmente o sostituiti con dei nuovi basati su principi e strutture diverse. (Assemblea Generale dell’Onu, tutti d’accordo su una cosa: l’Onu è inutile)

Anche i modelli economici e sociali generali e locali vanno corretti, adeguati o ripensati in modo da risolvere i grossi problemi che affliggono così pesantemente gran parte della popolazione mondiale e per poter cogliere meglio ed insieme le enormi opportunità che sono all’orizzonte dell’umanità.

Occorre ideare e realizzare un nuovo progetto per un Nuovo Ordine Globale; un progetto che tenga conto delle considerazioni e dei principi accennati sopra in modo approssimativo ed incompleto e, ovviamente, dei migliori studi al riguardo.

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