‘Violata’ dall’Italia, abbandonata dalla Francia
“Chiedo semplicemente le condizione minime per una esistenza libera e dignitosa” dice F. C. V. V., cittadina francese residente a Catania. “Credo di essere l’unica cittadina francese all’estero che la Francia ha deliberatamente deciso di abbandonare in una situazione di violazione dei diritti umani da parte dell’Italia”.
25.08.2008 08:08:14
Catania – F. C. V. V. Cittadina Francese. “Immatricolata presso la Vostra Ambasciata, section consulaire Rome, in data 01/12/04 al numero 08133701, Pass numero 04RE61455 9 , e residente in Catania” recita la lettera di uno studio legale di Catania indirizzata all’Ambasciatore francese in Italia, Jean Marc de La Sablière, in data 19 giugno 2008. Lettera nella quale il legale segnala “una situazione di emergenza relativa alla Signora F.C.V.V.“, la quale “dopo essere stata oggetto, per lungo tempo, di numerose vicende che appaiono essere lesive dei diritti fondamentali della persona umana, da anni, come da Vostro suggerimento, contatta le autorità Italiane, senza però riuscire ad avere risposte concrete e risolutive“. Il legale concludeva richiedendo un “urgentissimo intervento, anche perché la Signora sta per iniziare uno sciopero della fame ad oltranza, nel tentativo di uscire definitivamente dalla incresciosa situazione in cui, suo malgrado, si trova“.
L’8 luglio, lo stesso studio legale interviene nuovamente sull’Ambasciata, questa volta per rispondere a una richiesta, del giorno precedente, di chiarimenti da parte di Christophe Carlucci, responsabile degli Affari Sociali dell’Ambasciata, il quale aveva domandato ragguagli sullo sfratto che F. C. V. V. aveva comunicato di aver ricevuto. Detto sfratto, scrive lo studio legale catanese, “è stato convalidato dal Giudice del Tribunale di Catania Dr. Lima in data 18/06/08 (Proc. 7383/08 R.G.)“. Lo studio si sente poi in dovere di precisare a Carlucci: “La posso rassicurare sul fatto che la Signora F. C. V. V. , pur essendo comprensibilmente molto provata, è una persona attendibile, per come ho potuto verificare anche documentalmente“. “Da quel momento nuovamente silenzio, l’Ambasciata oramai neanche risponde più alle mie telefonate” afferma F. C. V. V. che preferisce farsi chiamare Violet Rouet, mentre dalla Prefettura di Catania, nel passato già sensibilizzata al caso anche dalla Presidenza della Repubblica italiana, “a volte fanno finta di non conoscermi“, più semplicemente nessuno risponde ufficialmente. “Il mio è un nome complicato” dice Violet, 58 anni, cittadina francese, accento spagnolo (è cresciuta a Cuba), sangue nelle vene di mezza Europa, parenti tutti negli Stati Uniti, “e inoltre voglio evitare, fin tanto che mi sarà possibile, che la mia identità venga sparata sui giornali, non voglio che si pensi che intendo farmi pubblicità“, tanto che non permette la pubblicazione di una sua fotografia, “amo i gatti” ci dice, “ci metta un gatto al posto della mia foto che tanto fa uguale, io per la società e per le Istituzioni sono molto meno di un gatto“.
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Abbiamo assistito al finimondo scatenato contro scelte come quelle di Welby, Eulana Englaro, ecc… per “difendere” la “vita”.
In casi nei quali molti sentono che non si tratta più di “vita” ma addirittura di situazioni disumane e crudeli, i movimenti “per la vita”, a mio avviso “idolatri dell’esistenza fisica”, muovono mari e monti, non dovrebbero prendersi carico molto di più della vita reale?, per una vita dignitosa?, per un minimo di giustizia “in vita”?
Mi ha colpito molto questo caso.
Anche perché la signora in questione ha la mia stessa età. Veramente sono senza parole.
Indignazione, rabbia, cos’altro posso dire?
Vorrei poter fare qualcosa, e sono convinta che la maggior parte delle persone, un minimo sensibili ai diritti umani, sente come me l’impotenza di poter agire.
Maria