Ogni tanto capita di incontrare la vera povertà.
Finché se ne sente solo parlare, o vediamo resoconti di situazioni lontane per le quali possiamo fare poco o niente, la cosa non ci impressiona più di tanto. Ma, quando ci troviamo faccia a faccia con una indigenza evidente, ci chiediamo seriamente che fare.
Un tempo in ciascun paese si conoscevano le famiglie bisognose e la solidarietà e il buon cuore dei vicini offriva degli aiuti.
Oggi faremmo fatica ad accorgerci del problema anche se riguardasse qualcuno nel nostro stesso condominio.
Quando incontriamo persone che chiedono l’elemosina, facciamo fatica a fidarci perché non conosciamo queste persone e tanti non sono veri poveri ma solo profittatori che, troppo spesso, si servono di bambini indifesi e ridotti ad una vita di accattonaggio “per conto terzi”, fino a casi di schiavitù vera e propria….
In molte occasioni si darebbe volentieri un piccolo aiuto che, del resto ci costerebbe poco, ma ci frena anche la considerazione che aiutando queste persone o questi bambini, si creerebbe una migliore opportunità “sulla piazza” per tanti altri poveri più o meno autentici….
Potrebbe aiutare se ciascun comune mettesse in atto un sistema di rilevazione capillare e aggiornato delle persone indigenti nel proprio territorio?
L’elenco che ne deriverebbe potrebbe dare diritto a tessere utilizzabili per vari scopi: precedenze nella ricerca di lavoro, assegnazione di appartamenti gratuiti o molto agevolati, sconti in negozi convenzionati, mense gratuite, ecc.
Dovrebbe essere la società a farsi carico di queste situazioni sia con aiuti che permettano un minimo vitale per la sopravvivenza, sia con formazione e aiuti per un inserimento lavorativo. A questo scopo dovrebbe essere dedicato gran parte dell’otto per mille….
Il ricorso a istituzioni religiose dovrebbe essere limitato al massimo, se non altro perché si legherebbe l’aiuto a valenze confessionali e di parte.
Un non credente, anche nel caso venisse assistito allo stesso modo di un credente, si sentirebbe oltre all’umiliazione per dover chiedere aiuto, si sentirebbe umiliato ulteriormente per dover ricorrere a istituzioni religiose nelle quali non crede o che, addirittura, vorrebbe contrastare….
Una tessera del genere, debitamente controllata, potrebbe essere esibita da quelli che, eventualmente, fossero autorizzati a chiedere l’elemosina, costituendo in tal modo una migliore garanzia contro chi approfitta della solidarietà dei cittadini.
Ovviamente ci sarebbe sempre chi riuscirebbe a sfuggire ai controlli, ma, indubbiamente, i casi potrebbero essere ridotti al minimo con una attenta gestione e si limiterebbe molto lo sfruttamento dei bambini…
Molti, di fronte a casi di indigenza attestata ufficialmente e localmente, darebbero più volentieri e di più.
Se riteniamo che questa o idee del genere possano essere, se non la soluzione, almeno un buon miglioramento della situazione attuale, possiamo promuoverla a tutti i livelli e le sedi opportune.
Altre idee e proposte sarebbero benvenute.
Le valanghe partono anche da piccole quantità di neve…
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Una interessante proposta ci viene da Muhammad Yunus fondatore del Microcredito.
Postato in: Microcredito, Povertà, Sottosviluppo

E’ molto saggio quello che dici.
Anche se riguarda la povertà vicina, quella di cui magari non ci accorgiamo nemmeno.
E’ condivisibile una seria rilevazione delle persone indigenti.
Muhammad Yunus, nel suo libro, “Un mondo senza povertà”, ne parla in modo chiaro. La sua trentennale esperienza lo ha portato a fare un elenco preciso di chi deve essere considerato povero. E’ chiaro che la nostra società è ben diversa dalla sua (bengalese), ma tale elenco può essere chiarificatore anche per noi.
Mi fa piacere anche notare che la tua è una proposta concreta, a mio avviso, semplice e fattibile.
Occorre ora far in modo che sia conosciuta da più persone possibile e, in particolare, da chi ci governa.